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Che Natale sarebbe senza olio di palma?

Con l’aiuto della dottoressa Giorgia Galbo, laureata in tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, andremo a conoscere meglio i falsi miti che circondano l’olio di palma e soprattutto, quanto questo alimento sia presente sulle nostre tavole in previsione delle feste.

Facciamo chiarezza: cos’è l’olio di palma?

“L’olio di palma è un alimento di origine vegetale, derivante dal processo di spremitura del frutto della palma da olio. Questo frutto nasce in particolare nelle zone equatoriali come l’Indonesia e la Malesia (maggiori produttori). E’ composto al 50% da grassi saturi, con una netta prevalenza di acido palmitico e dal 50% di acidi grassi insaturi, con una netta prevalenza di acido oleico monoinsaturo.”

Quali sono i falsi miti che circolano nei confronti di questo prodotto?

“Una delle più famose affermazioni errate sull’olio di palma è che sia un alimento cancerogeno. Questo è assolutamente un mito da sfatare, siccome ad oggi non ci sono studi con basi scientifiche che dimostrano la pericolosità dell’olio di palma in termini di cancerogenicità. Inoltre, occorre ricordare che la diffusione dell’olio di palma è conseguente al divieto di utilizzo delle margarine, che sono alimenti ricchi di acidi grassi trans dannosi per la salute. A loro volta le margarine si diffusero intorno agli anni ‘60 per limitare l’utilizzo di un altro alimento: il burro. Esso, infatti, è rinomato per essere uno dei responsabili dell’innalzamento del colesterolo all’interno del corpo umano.

Prima che si sollevasse la polemica, l’olio di palma era un alimento del tutto sconosciuto ai consumatori, che però ora trovandosi bombardati mediaticamente sono quasi costretti a comprare degli alimenti che non lo contengono.”

Quanto è presente nelle nostre tavole durante il periodo natalizio? Cioè i prodotti tipici natalizi come pandoro e panettone generalmente presentano un’alta concentrazione di questo prodotto?

“Domanda interessante, se contiamo che le margarine vegetali contengono olio di palma, come potenzialmente possono contenerlo moltissime creme da farcitura spalmabili, posso affermare di sì. Chi non ha mai acquistato la Nutella da mettere sopra il pandoro o chi non si è mai fatto attirare dai panettoni con all’interno tutte le creme di vario tipo? Per non parlare poi dei classici salatini e pizzette in pasta sfoglia che si acquistano in panetteria da mangiare come antipasto, oppure la pastafrolla di alcuni pasticcini che si gustano a fine pasto di Natale. Insomma, l’olio di palma c’è ed è presente, anche se non ce ne accorgiamo o facciamo finta di non accorgercene, perché difficile rinunciare a tutte queste prelibatezze.
In ogni caso, le concentrazioni di olio di palma all’interno di questi alimenti è molto piccola, poiché contenuta all’interno di semilavorati (margarine o creme spalmabili), che vengono utilizzati a loro volta come ingredienti per produrre altri alimenti, come il panettone farcito ad esempio. Non si trova, invece, nei classici panettone e pandoro, perché vengono prodotti col burro e inoltre sono alimenti che seguono la ricetta tradizionale, creati in anni in cui l’olio di palma non era ancora diffuso.”

Appurato che l’olio di palma non risulta essere direttamente dannoso alla salute degli esseri umani,si può dire la stessa cosa per l’ecosistema in cui viene raccolto o la vicenda è stata ingigantita mediaticamente?
“Come tutti sanno, vi è il problema della deforestazione, è vero che si stanno abbattendo delle grosse porzioni di foreste e che dunque si crei un danno per gli ecosistemi interessati. Tuttavia, è altrettanto vero che esistono delle associazioni per la sostenibilità dell’olio di palma, come ad esempio la R.S.P.O (Roundtable on Sustainable Palm Oil), fondazione di origine Svizzera che promuove la coltivazione e l’utilizzo di olio di palma sostenibile mediante la promozione di alcuni principi. Come ad esempio: il rispetto delle leggi e dei regolamenti internazionali e locali in cui sono situate le piantagioni; la responsabilità ambientale; la conservazione delle risorse naturali e della biodiversità; lo sviluppo responsabile di nuove piantagioni, con una precedente valutazione dell’impatto ambientale che queste avrebbero sul luogo in cui si dovrebbe situare la nuova piantagione. Sui prodotti contenenti olio di palma sostenibile è stampato il logo dell’associazione, in modo che i consumatori possano riconoscere quali sono i prodotti che hanno all’interno olio di palma sostenibile, alleviando così la coscienza dei consumatori eco-friend.”

Che cambiamento ha prodotto nelle vendite delle aziende?

“La demonizzazione dell’olio di palma ha sicuramente portato molta confusione all’interno delle aziende, le quali erano solite utilizzarlo soprattutto per il suo basso costo sul mercato. Tuttavia, questo non è il solo motivo per cui viene utilizzato, l’olio di palma possiede numerose caratteristiche positive per quanto riguarda la resa sui prodotti : ha un gusto neutro, è molto versatile , è un ottimo legante, conferisce malleabilità, rende friabile e dorato il prodotto finito. Ad avvalorare queste affermazioni, ciò che è emerso dal mio studio è che molti esercizi commerciali sono stati in sostanza obbligati dalle richieste della clientela a cambiare ingredienti ai loro prodotti e quindi ad attuare la politica del palm oil free. Tutto ciò risulta essere paradossale poiché molti sostituenti dell’olio di palma presentano diversi aspetti negativi riguardo ai prodotti. L’olio di mais ad esempio, utilizzato per la frittura al posto dell’olio di palma ha un punto di fumo nettamente inferiore rispetto al palma, questo, in caso di superamento di tale punto di fumo, può portare ad una maggiore possibilità di rilascio di sostanze volatili nocive. Inoltre, l’olio di mais necessità di cambi molto più frequenti rispetto al palma, il ché lo rende molto più dispendioso. Un altro esempio di sostituente è la margarina vegetale senza olio di palma, che contiene moltissimi additivi chimici, i quali vengono aggiunti a questo ingrediente per cercare di creare le caratteristiche del palma, evidentemente con scarsi risultati. In pratica mangiamo sostanze che potremmo benissimo evitare di introdurre all’interno del nostro organismo.

Quindi, sostituire in un prodotto l’olio di palma potrebbe portare la necessità di correggere sia il sapore che la consistenza finale, attraverso il ricorso di sostanze che possono rivelarsi ben più dannose dell’olio di palma in sé. Ciò non toglie che esistono dei sostituenti molto validi al palma, come ad esempio l’olio di semi di girasole spremuto a freddo, utilizzato per produrre il cioccolato. Si tratta di un alimento che contiene moltissimo acido oleico, componente molto importante che svolge il ruolo di controllo dei fattori di rischio cardiovascolari. In particolare per l’ipertensione. Insomma, se proprio il palma non vi piace , state attenti ai sostituenti usati nei prodotti che acquistate.”

Qual è la sua valida alternativa?

“In realtà io non credo ci sia una valida alternativa, cioè, non è corretto parlare di alternativa. Il concetto fondamentale che il consumatore deve capire è che tutto in realtà può potenzialmente nuocere alla salute. Mangiare due kili di pasta al giorno fa male, esattamente come mangiare dieci banane al giorno oppure due forme di parmigiano reggiano. L’importante è seguire una dieta bilanciata ed evitare qualsiasi tipo di eccesso, il segreto è capire che è tutta una questione di equilibrio nell’alimentazione.”

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