Legge Home Restaurant: verso una definizione | Grammo : il magazine di Gnammo

Entra nella più grande community italiana per incontrare amici a tavola!
gnammo.com

Legge Home Restaurant: verso una definizione

- La camera dei deputati ha approvato il disegno di legge che regola l’attività di home restaurant

Martedì 17 gennaio 2017 alla Camera dei Deputati è stato approvato il disegno di legge che disciplina l’attività di ristorazione in abitazione privata o home restaurant: 326 voti favorevoli, 23 contrari e 27 astenuti.

La legge, che ha lo scopo di valorizzare e di favorire la cultura del cibo tradizionale e di qualità, disciplina l’attività di ristorazione esercitata da persone fisiche in abitazioni private e prevede misure volte a garantire la trasparenza, la tutela dei consumatori e la leale concorrenza, nell’ambito dell’economia della condivisione.
Nel testo in discussione [qui la versione integrale] sono stati trattati diversi temi che vanno dagli obblighi del gestore, all’ambito di applicazione e svolgimento delle attività di home restaurant.

Vediamo nel dettaglio i punti cruciali e facciamo chiarezza affrontandoli nel dettaglio.

Pagamenti solo on line
La trasparenza è una virtù, perché farne a meno? La tecnologia, punto cardine della Sharing Economy, permette e facilita questi passaggi. Le transazioni saranno sempre tracciate evitando scherzi dei furbetti del contante.

Assicurazione
E’ ragionevole, in ottica di tutela del consumatore, anche in assenza di una vera e propria attività commerciale, che l’utente operatore cuoco si tuteli. Anche qui siamo innovatori e pionieri: grazie ad Axieme, startup che sta rivoluzionando il concetto stesso di assicurazione ed assicurato, lavoreremo per fare in modo che tutti i cuochi abbiano un’assicurazione, con una visione social in perfetta sharing economy.

Requisiti immobili
I luoghi dove si potrà svolgere l’attività devono possedere i requisiti per l’uso cui sono destinati: civile abitazione. Tutte le case dove viviamo posseggono o dovrebbero possedere questo requisito, non stiamo parlando di imporre un vincolo nuovo.

Haccp
Non è previsto l’obbligo di HACCP. Sarà compito del Ministero della Sanità definire buone norme che il cuoco dovrà seguire per esercitare l’attività di l’home restaurant. Confidiamo che il ministero sappia essere incentivante anche in questo ambito.

Scia
Non è previsto obbligo di SCIA ma di una comunicazione digitale, onere in capo alla piattaforma e non al cuoco. Come per l’HACCP è stato demandato al Ministero dello Sviluppo Economico il compito di definire le procedure. Se questo si tradurrà in un sistema telematico, cui la piattaforma potrà assolvere per ogni nuova location dove un evento va a buon fine, sarà un passo di semplificazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione. Se sarà solo un altro nome per una complicanza burocratica, avremmo perso una sfida, e con essa tanti potenziali cook di home restaurant.

Limitazioni per più attività della sharing economy
La norma prevede di vietare lo svolgersi dell’attività di home restaurant in abitazioni destinate anche ad affitti a breve termine. Come dire che se fai AirBnb non puoi fare Gnammo, ovvero: va bene la sharing economy, ma scegli in quale settore. Puoi rimettere in gioco le tue abilità culinarie, o utilizzare la stanza che hai in più in casa, ma non le due cose insieme.

Limitazioni numeriche e di proventi
Porre un limite di 5.000€ nell’anno come proventi, significa non aver compreso il potenziale della sharing economy e tutelare solo una categoria a discapito di un’altra, misurandola su piani differenti. Gnammo appoggia la proposta di Altroconsumo di porre limiti sul numero di coperti, metro usato anche sui ristoranti, ma non di fatturato. Consideriamo che questo limite vada stralciato, in virtù di un tetto sui coperti, posto a 500 o 600 l’anno.

Il punto di vista di Gnammo
Crediamo che sia importante e positivo avere una regola per rispondere a tutti quelli che ci chiedono “Si può fare?”.
Con questa legge la risposta sarà alla Gene Wilder: ”SI PUÒ FARE!”
Ci dissociamo infatti da chi dice che con questa legge saranno molti a non volersi cimentare ai fornelli, pensiamo invece che i tanti timorosi potranno finalmente mettere alla prova le loro abilità culinarie in eventi di social eating, senza la paura di fare qualcosa di illegale.

Ci piace l’On. Angelo Senaldi quando dice che la normativa servirà a tutelare sia il cuoco che lo gnammer. La legge che è stata approvata alla Camera semplifica le procedure per fare home restaurant, spostando le cose difficili sulle piattaforme: che si guadagnino la “pagnotta”! :)

Per concludere, siamo convinti che fosse più opportuno normare prima, a livello quadro, la sharing economy, e poi se necessario, porre paletti sui singoli verticali.
C’è da augurarsi che il Senato sappia emanare una legge sufficientemente agile e snella, rispondente ai suggerimenti dell’Unione Europea di non promulgare norme che limitino, ma che favoriscano lo sviluppo di questo mercato.

Parliamone