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La stoviglia 2.0

Elisa GirottoChe la si voglia definire una moda -ma noi crediamo di no- o un vero settore in esplosione, noi vi consigliamo di seguire Elisa Girotto, del blog Questioni di Bolla, che, in un viaggio lungo un’ Estate qui sulle pagine di Grammo – il magazine di Gnammo, ci accompagnerà alla scoperta di questo mondo fatto di tecnologia, ma sempre tanto sapore.

 

C’era una volta una mamma che minacciava il figlio che si sedeva a tavola con il cellulare. Poi un giorno lei ha iniziato a farsi i selfie mentre cucinava e tutto è cambiato.

 

Che lo si voglia o meno, che lo si consideri poco bon ton, o assolutamente fuori da ogni dettame del galateo, si mangia sempre più con lo smartphone tra le mani. Sembra quasi che a tavola lo smartphone serva, come servono il bicchiere e il tovagliolo: è diventato la stoviglia per condividere sul web, con virtuali ipotetici commensali, il proprio pasto. Lo smartphone è la stoviglia 2.0.

  galateo tavola

Se il pasto si consuma dentro casa, lo smartphone si usa per cercare la ricetta del piatto che si vuole preparare, affidandosi all’estro e alla generosità di qualche foodblogger che ha condiviso in rete ingredienti, dosi e preparazione. Sui profili social vengono pubblicati post che raccontano l’avventura in cucina con tanto di foto e, magari, geolocalizzazione all’interno delle mura domestiche. Oppure ci si siede in tavola, e con molta soddisfazione, si annuncia al mondo della rete cosa si sta mangiando. Poco importa se sia un manicaretto delizioso o una pizza congelata.

Se il pasto si consuma, invece, fuori casa, l’uso dello smartphone inizia prima di entrare al ristorante, trova il suo acme nel momento in cui arriva la pietanza ordinata, e si conclude dopo la digestione. Un cliente-social, che si trova in una qualsiasi città edeve scegliere in quale ristorante entrare per consumare il proprio pranzo, cerca il posto migliore nelle vicinanze tramite TripAdvisor. Si documenta, legge le recensioni di altri clienti/utenti, guarda le foto, controlla la posizione nella classifica e i prezzi, e poi sceglie. Ordina, sempre attento a ogni minimo particolare, e una volta arrivato il piatto, preso da una foga quasi irrefrenabile, inizia a fotografare la pietanza da ogni angolazione. Posta la foto sui social, sfruttando i filtri e le modifiche per renderla ancora più bella e far sembrare il piatto ancora più invitante, inserisce gli hashtag, indica la propria posizione, e poi condivide.

 

Solo dopo aver fatto queste azioni può iniziare a mangiare. Alla fine, una volta a casa e smaltito il tutto, ritorna su TripAdvisor per scrivere la propria recensione, sentendosi come un gourmet della tavola, perché ormai – come ha scritto la Lucarelli – «gli italiani non sono più un popolo di santi, poeti e navigatori. Sono un popolo di giudici di Masterchef».

 

 

 

 

 

 

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