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Foodie: i nuovi buongustai

Elisa GirottoChe la si voglia definire una moda -ma noi crediamo di no- o un vero settore in esplosione, noi vi consigliamo di seguire Elisa Girotto, del blog Questioni di Bolla, che, in un viaggio lungo un’ Estate qui sulle pagine di Grammo – il magazine di Gnammo, ci accompagnerà alla scoperta di questo mondo fatto di tecnologia, ma sempre tanto sapore.

I foodie sono i nuovi buongustai. Amanti del cibo e del vino. Appassionati di digital e web. Viaggiano e sono sempre alla scoperta di posti nuovi in cui assaggiare prelibatezze e godersi la cucina del luogo in cui soggiornano. Un buon calice di vino in una mano e nell’altra lo smartphone per condividere sui social le loro esperienze enogastronomiche.

I gourmet hanno dominato la scena per decenni, insieme ai critici e ai giornalisti gastronomici, servendosi di francesismi e prediligendo cibi raffinati e ricercati. Dei veri professionisti, quasi sempre maschi, solitari, esigenti, decisamente in carne, tradizionalisti e conservatori, e discendenti di una razza che sembra ormai in via d’estinzione. A sostituirla ci pensano i foodie, la versione più democratica e 2.0 dei tradizionali gourmet.

I foodie sono social, connessi, molto magri, glamour e tecnomuniti, che non solo «pretendono i croissant (come aveva suggerito Maria Antonietta), ma anche la migliore ricetta per realizzarli». Li descrive così Gianluca Biscalchin – il primo illustro-giornalista di Italia – nel suo libro Prêt-à-gourmet (2013).

 

foodie gourmetConfronto tra gourmet e foodie (Fonte : Prêt-à-gourmet, 2013).

Oggi i foodie più condivisi o ri-twittati stanno diventando dei veri e propri influencer, in grado di orientare le opinioni gastronomiche della rete. A differenza dei foodblogger – che si sono costruiti il proprio habitat all’interno di un blog in cui frequentemente condividono ricette con foto e/o video della preparazione – i foodie bazzicano di solito nei social network, intenti a condividere fotografie di gustosi piatti, geolocalizzati nei ristoranti più trendy dei capoluoghi o in sperduti agriturismi toscani, pronti a dispensare consigli in 140 caratteri, e sempre presenti ai più importanti eventi dedicati al mondo del food.

Nel Buonpaese sembra che i foodie siano molto attivi. Nel 2014, per il secondo anno consecutivo, gli italiani si sono posizionati al terzo posto per il numero di contributi postati su TripAdvisor e a testimonianza del crescente dilagare del fenomeno foodie e della sua importanza, Gambero Rosso gli ha pure dedicato una guida:

Una guida eretica perché non mette voti ma premia tutte quelle esperienze che vale la pena valorizzare e consigliare. Un insieme di itinerari gastronomici per chi non si accontenta solo di mangiare bene ma cerca qualcosa di buono, di innovativo e qualità. Per chi vive il cibo come piacere e passione.

C’è chi addirittura i foodie li ha studiati e analizzati per bene. Ne hanno parlato durante la Social Media Week a Milano i ragazzi di Market Revolution.

Troviamo il Verace – per il quale la tradizione è sacra – e il Gourmet – che segue le guide, le mode e le tendenze, e lo chef è un’autorità. E ancora il Foodster – che privilegia la socialità e racconta con ironia – e il Critical – una sensibilità ecologica ed etica, interessata alle materie prime.

foodie

Negli ultimi anni insomma pare proprio che il cibo non sia solo da mangiare, ma soprattutto da raccontare. Sempre e rigorosamente sui social.

 

 

 

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