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Ep 6. – L’angolo del sommelier – il vino raccontato da Fulvia

Per le #GnammoStories, il sesto episodio con la rubrica di Fulvia, l’angolo del sommelier, che con i suoi eventi di #SocialEating ha già deliziato intere tavolate di affamatissimi Gnammers. Potete trovare il suo profilo e dare un’occhiata ai suoi menù qui: https://goo.gl/q20lTG

Inizierò da queste mese un breve percorso attraverso i vitigni autoctoni italiani e dei loro vini, descrivendone le caratteristiche, le qualità, parlando di territorio e abbinamenti con il cibo al quale coniugherò un menu per il mio prossimo evento di #SocialEating di Gennaio.

La “ Tintilia molisana DOC

Il Molise è una piccola regione posta tra il centro e il sud dell’Italia, conta solo 300.000 abitanti, nascosta tra l’Abruzzo, il Lazio, la Campania e la Puglia. I molisani, popolo tenace quanto gli antenati sanniti, hanno saputo mantenere inalterate nel tempo antiche tradizioni, facendo del Molise una regione misteriosa e incontaminata. Anche i numeri che compongono la sua viticoltura sono minimalisti, poco più di 4.000 ettari vitati coltivati soprattutto nella provincia di Campobasso, in quella zona dove il terreno calcareo e la brezza marina proveniente dall’Adriatico ne favoriscono lo sviluppo.

Tra i vitigni coltivati troviamo il Trebbiano, il Biferno, il Montepulciano di Abruzzo e qualche vitigno internazionale, ma Il Molise è una regione piccola che condivide molte delle caratteristiche territoriali e climatiche con le regioni poste ai suoi confini. Molti dei vini DOC molisani prevedono parti di uve provenienti proprio da queste regioni, la vera eccezione riguarda la “Tintilia”, che rappresenta il vero e unico vitigno autoctono molisano. Arrivato qui nella seconda metà del ‘700 al seguito dei Borboni dalla Spagna , ne conferma la provenienza lo stesso etimo, perché Tintilia sta per “tinto”, cioè rosso in lingua iberica. Fino a qualche anno fa questa varietà veniva confusa con il Bovale sardo, ma poi si è scoperto che è tutta un’altra cosa.
Si tratta di un vitigno rustico che resiste bene al freddo, alle malattie ed all’attacco di muffe, doti che ne fecero, alla fine dell’800, la varietà maggiormente coltivata in tutto il territorio del Molise e considerata necessaria nelle zone regionali più interne, dove andava ad apportare maggiore corpo e colore ai vini con poco tono e debole struttura
Cinque o sei produttori in tutto, eroici … perché della Tintilia se ne erano perse le tracce, prima a causa della Fillossera e poi, nel dopoguerra, dell’abbandono dei campi da parte della gente del luogo, coinvolta, come tutto il meridione, nel movimento di urbanizzazione degli anni ‘50 e ‘60.

Ho avuto la possibilità di visitare uno dei maggiori produttori, a San Felice del Molise in provincia di Campobasso, un paesino che sorge a 560 metri sul livello del mare. Dalla cantina nelle giornate di tramontana si vedono le isole Tremiti e il mare con la brezza influenza i vitigni e rende l’uva della Tintilia particolare, ricca di profumi. Il racconto del “vignaiolo” così ama definirsi è emozionante, dalle sue parole traspare un forte attaccamento al territorio e soprattutto di chi fa il vino con grande passione.

Ho assaggiato il vino, la “Tintilia del Molise DOC” in purezza. Le uve vengono raccolte manualmente in cassetta a metà ottobre. La macerazione avviene sulle bucce per una settimana, successivamente il vino viene lasciato maturare per dodici mesi in acciaio e sei mesi in bottiglia a seconda della tipologia, la maturazione avviene anche in grandi botti e per alcune annate viene effettuato il passaggio in barrique nuove. La gradazione alcolica è 14,5°C., ma non lasciatevi ingannare, l’alcol non si percepisce, come spesso accade nei migliori vini. All’esame visivo dimentichiamo il nome: il vino non è così Tinto: Si presenta rosso con riflessi lievemente violacei quasi tendenti al granata. Al naso veniamo avvolti da un corredo aromatico complesso e avvolgente, inizialmente da note di frutti del sottobosco, mirtilli, ribes, poi da confettura di prugna, si affacciano successivamente delle note floreali di ciclamino e violetta. Al palato stupisce: caldo, potente, strutturato ma con una freschezza e una buona acidità che si bilanciano. I tannini sono percepibili, ma non disturbano e fanno pensare ad un vino che si evolve positivamente con l’invecchiamento.

Un vino decisamente diverso, raro e, soprattutto, prettamente territoriale, che è stato per me una vera scoperta. Lo raccomando vivamente, abbinato a piatti della tradizione culinaria molisana come i cavatelli con ragù di salsiccia, alle sagne con il pomodoro, alla carne di agnello e di maiale, agli insaccati e formaggi locali come la ventricina di Montenero di Bisaccia, alla soppressata, al provolone di Frosolone e al caciocavallo di Agnone.

Per chi si trovasse al Roma il 14 gennaio… il viaggio in Molise prosegue a “Casa di Fulvia“: https://goo.gl/IMl6F7

Vi aspetto!
Al prossimo mese…con un nuovo vino e un nuovo menu.

Un buon 2017 a tutti.
Fulvia

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