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Ep. 13 – l’angolo del sommelier – il vino raccontato da Fulvia

Buongiorno Gnammers!
Siamo ad Ottobre ed il nostro appuntamento col vino procede a gonfie vele! Oggi parleremo di un vitigno dalla storia particolare, fatta di sacrificio e dedizione che hanno portato il Ruché di Castiglione Monferrato a competere con i “big”del territorio piemontese.

La rinascita di questo vitigno avviene negli anni settanta, grazie ad un prete “illuminato”, Don Giacomo Cauda, parroco di Castagnole Monferrato in provincia di Asti. Proveniente da un paesino della Provincia, di origini contadine, si appassionò alla coltivazione dei 10 filari di Ruchè in dotazione alla sua Parrocchia. Rimase colpito dalle caratteristiche del vitigno e dal vino che veniva prodotto e dallo stato di abbandono in cui riversano le vigne.

“Ha un corpo perfetto e un equilibrio di aromi, sapori e profumi unici. Degustato con moderazione libera lo spirito e apre la mente…”  

Così descriveva il “Ruchè”,  il buon  prete vignaiolo, convinto di portare nuovamente in produzione questo vitigno, iniziò ad impiantare questa varietà e ad incoraggiare i viticoltori della zona, spesso costretti a trasferirsi a Torino o a Milano alla ricerca di un lavoro come operai o impiegati. Don Cauda arrivò  ad indebitarsi pur di raggiungere il suo sogno: quello di  rimettere in sesto i vigneti. Con impegno e passione, aiutato dalla  comunità di Castagnole Monferrato,  nel giro di poche stagioni,  Don Giacomo Cauda riuscì  a produrre quantità ingenti di Ruchè di ottima qualità, con una sua etichetta “il Ruchè del Parroco”, quel Ruchè che ha fatto risorgere un territorio, facendolo diventare  meta di turisti provenienti da tutto il mondo, quel territorio  ora ripopolato dai giovani cresciuti in città,  tornati per  coltivare le terre dei nonni.

Nel 1987 il Ruchè di Castagnole Monferrato acquisisce l’appellativo di DOC e nel  2010 il riconoscimento della DOCG. Oggi il Ruchè è conosciuto ed apprezzato per le sue caratteristiche uniche ed affascinanti che hanno origine da quel “Terroir” che è il Monferrato. Considerato un vino di “nicchia”, riesce comunque a  “tenere  testa” ai grandi vini piemontesi . Viene coltivato a Castagnole e nei sei comuni limitrofi, predilige terreni calcareo-argillosi e ha una buona resistenza ai freddi invernali.

Il Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG è un vino con caratteristiche inconfondibili. Rosso rubino non troppo carico, con leggeri riflessi violacei  tendenti all’aranciato con l’invecchiamento. Al naso prevalgono piacevoli sentori floreali di rosa e di viola, note fruttare di albicocca con finale speziato. Al palato è secco con un tannino leggero e vellutato con  presenza di note aromatiche. Si abbina perfettamente con formaggi di media e alta stagionatura come il  Castelmagno e con i piatti della cucina piemontese,  piatti che troverete nella mia prossimo cena social  A Casa di Fulvia insieme al vino Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG.

Voglio concludere questo mio breve racconto di un altro meraviglioso vitigno autoctono italiano, prendendo spunto dalla frase che accoglie i visitatori entrando a Castagnole Monferrato:

“Se a Castagnole Monferrato qualcuno vi offre il Ruchè è perché ha piacere di voi…”

Un saluto a tutti,  al prossimo mese.

Fulvia

 

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