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Ep. 11 – L’angolo del sommelier – il vino raccontato da Fulvia

Dio diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole“.

Non poteva esserci descrizione migliore della Calabria, come quella evocata dal poeta, scrittore, saggista palmese Leonida Rèpaci. “Enotria”, Terra del vino così’ veniva chiamata anticamente la Calabria. La secolare storia della vite inizia con l’approdo sulle coste calabresi di coloni greci i quali rimasero affascinati dalla bellezza e dalla fertilità del suolo. Iniziarono così a coltivare la vite importata dalla loro terra natia, fondando la città Krimisa nei pressi dell’attuale Cirò’. Krimisa era anche il nome del vino prodotto in quella zona, antenato dell’attuale Cirò’, la leggenda vuole che detto vino fosse il “vino ufficiale” delle antiche Olimpiadi greche. Prodotto nelle terre calabresi veniva esportato in tutta la Magna Grecia.

Nella zona di Sibari, gli archeologi hanno ritrovato i resti di un “enodotto” fatto con tubi di terracotta che conduceva il vino dalle colline fino al porto, dove veniva depositato in apposite anfore per essere trasportato con le navi in tutto l’impero. Nel corso dei vari secoli i vini calabresi sempre piu’ pregiati, assunsero grande importanza. Durante l’Impero Romano erano così apprezzati tanto da essere citati da Plinio il Vecchio e da Virgilio, i quali ne decantavano le proprietà, attribuendo al “Greco Bianco” particolari virtu’ rigeneranti nel corpo e nella mente e addirittura afrodisiache. L’enologia calabrese sprofondò nei primi del novecento in un periodo “buio”, durato purtroppo troppi anni in conseguenza alla forte emigrazione e a politiche meridionali “scellerate”.

Attualmente, grazie al forte senso di appartenenza alla propria terra di Calabria, che piccoli e grandi produttori “armati” di tenacia, orgoglio e sacrificio hanno dato una forte “spinta” per la ripresa di questo meraviglioso territorio, orientando l’interesse di un vasto pubblico verso questa bellissima realtà del nostro Sud.
Prendendo spunto dai cenni storici menzionati, sarà proprio il “Greco Bianco” il vitigno di cui parlerò questo mese: è uno dei principali vitigni autoctoni a bacca bianca calabresi. Viene coltivato principalmente lungo la costa ionica (nel Cirotano, nella Locride, nel Bivongio e nel Reggino). È un vitigno a maturazione medio-tardiva (nella terza decade di settembre). Le uve vengono usate solo per la vinificazione, spesso in uvaggio con altre varietà. È base del “Cirò Bianco” usato in assemblaggio con altri vitigni. Attualmente è facile trovarlo in purezza dove è possibile apprezzarne le caratteristiche e le qualità. Il vino si presenta di colore giallo paglierino con riflessi dorati, Il profumo è intenso, fruttato, floreale con note di agrumi e pesche mature. E’ secco, caldo, fresco, armonico , si abbina perfettamente ai prodotti del territorio sia di mare che di terra.

Per la mia cena social di luglio, proporrò’ in abbinamento alle portate ricche di prodotti e ricette tipiche calabresi, il Greco Bianco in purezza di una piccola Azienda Vinicola a conduzione familiare della provincia di Reggio Calabria, il tutto immersi nella piacevole atmosfera del giardino di “A Casa di Fulvia.

Vi aspetto!
Buona estate a tutti.
Fulvia

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