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Dall’orto alla rete

Lo scorso Mercoledì, nella serata di apertura di Open Food (Open è una collaborazione di Vodafone e Zero), alla Triennale di Milano, si è parlato di come è cambiato (o come dovrebbe cambiare) il modo di fare spesa ai giorni d’oggi, con Lisa Casali – blogger e ideatrice della cucina a “zero scarti”, Dario Ballardini – presidente di Buon Mercato – e Roberto Brioschi – vicepresidente dell’associazione Civiltà Contadina.

Il filo rosso dell’incontro è il recupero della cultura del buon cibo, o meglio del cibo di buona qualità. Brioschi esordisce paragonando i pomodori che acquistiamo al supermercato al Corriere della Sera: i primi, dice, contengono in grande parte cellulosa e si distinguono dal famoso quotidiano quasi esclusivamente per il colore e per pochi altri elementi.

Ecco, mi dico: da adesso, ogni volta che sarò sul punto di addentare una bruschetta, penserò di mangiare in realtà pane e carta da giornale… d’altronde deve essere questo il motivo per cui i pomodori dell’ipermercato si mantengono per mesi interi nel mio frigorifero. Beh, buono a sapersi.

Civiltà Contadina (civiltacontadina.it) ha come obiettivo proprio il ripristino di un percorso di conoscenza di ciò che mangiamo: a partire dai contadini, che vengono formati, informati e sostenuti perché possano riappropriarsi del processo primario di produzione del cibo.

È poi la volta di Buon Mercato (buonmercato.info): no profit, anche questa, che promuove il consumo sostenibile cercando di renderlo accessibile al più vasto pubblico possibile. L’associazione, ha un portale da cui è possibile ordinare i prodotti, e mentre ascolto Ballardini cerco il sito sul mio iPad:  ci sono pasta, formaggi, vino e riso, tutti prodotti in zona, ma anche arance siciliane, grissini stirati a mano e detersivi biodegradabili, con un buon rapporto qualità-prezzo. Tutto può essere ordinato online e poi ritirato, il venerdì o il sabato, presso la sede dell’associazione a Corsico.

La storia del “buon cibo” inizia a piacermi: ho capito che, volendo, posso cambiare il mio modo di fare la spesa e che i prodotti a kilometro zero non sono necessariamente più costosi (quando lo sono è perché il prezzo rispecchia il reale costo di produzione) e in ogni caso, se non fanno risparmiare, permettono almeno di guadagnare in qualità.

Un aiuto a risparmiare davvero invece ce lo dà Lisa Casali (ecocucina.org), che nel suo primo libro “Cucinare a zero scarti” dà consigli su come cucinare usando gli scarti alimentari: non gli avanzi, ma quello che di solito non si usa per la preparazione delle pietanze, come ad esempio le bucce. Usare gli scarti oltre tutto non porta solo benefici economici ma anche ambientali e salutistici, visto che le parti esterne di frutta e verdura contengono una maggior quantità di fibre ed elementi nutritivi. L’ultimo libro della Casali, “Cucinare in lavastoviglie”, spiega addirittura come cuocere le pietanze nella lavastoviglie (mentre si lavano piatti, posate e bicchieri, naturalmente), realizzando così una cottura a bassa temperatura (di solito appannaggio dell’alta cucina) e sotto vuoto (con una minore diminuzione volumetrica del cibo ed esaltandone gusto e profumo).

Unica condizione, in entrambi i casi, è che la materia prima sia di ottima qualità. Dove acquistarla? Lo sapete già. E così il cerchio (virtuoso) si chiude.

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